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Com’è organizzata la scuola dell’infanzia

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by febbraio 27, 2011 Lavoro, Società e Cultura

La denominazione “scuola dell’infanzia” è stata introdotta nel 2003 con la Riforma Moratti in sostituzione della dicitura “scuola materna” la quale si ricollegava più ad un concetto di assistenzialismo e custodia piuttosto che ad uno educativo.

La scuola dell’infanzia non riveste carattere obbligatorio, ha durata triennale ed è destinata ai bambini dai 3 ai 6 anni assumendo, quindi, una funzione preparatoria alla scuola primaria.

Ha le sue origini nelle comunità locali (Comuni, Parrocchie) ed oggi si esprime in una pluralità di modelli istituzionali come lo Stato, gli Ordini religiosi, le Associazioni… che concorrono alla sua promozione.

Generalmente essa si divide in tre sezioni per fasce di età: “piccoli” (primo anno), “medi” (secondo anno), “grandi” (terzo anno). Le sezioni, tuttavia, possono essere miste, ossia, accogliere bambini di 3, 4 e 5 anni proponendo poi ovviamente un modello di insegnamento adatto ad ogni fascia di età.

La scuola dell’infanzia è oggi un sistema pubblico che rispetta le scelte educative delle famiglie ed è caratterizzata generalmente dal gioco e dalla convivenza con i compagni, da esperienza concrete e un apprendimento riflessivo nei vari ambiti della vita dei bambini.

Si pone come finalità quella di promuovere per tutti i bambini lo sviluppo della:

  • Identità: sviluppare nel bambino la sicurezza nell’affrontare le diverse situazioni imparando a conoscersi come persona unica e irripetibile e assumendo diversi ruoli nel contesto sociale come figlio, alunno, compagno, maschio o femmina, abitante di un territorio.
  • Autonomia: capacità di controllare il proprio corpo, di partecipare attivamente e con piacere alle varie attività, di avere fiducia in se stessi e negli altri, non scoraggiarsi, saper chiedere aiuto, esprimere le proprie emozioni, esplorare la realtà, comprendere le regole della vita quotidiana, responsabilizzarsi.
  • Competenza: riflettere sull’esperienza attraverso l’esplorazione, l’osservazione, il confronto per poi saperla descrivere; sviluppare l’attitudine a fare domande, riflettere, negoziare i significati.
  • Cittadinanza: conoscere i bisogni e le necessità degli altri attraverso regole condivise, attraverso il dialogo ponendo così le prime fondamenta di un abito democratico aperto al futuro rispetto verso l’uomo e verso l’ambiente.

La scuola dell’infanzia pone al centro del suo ambito educativo innanzitutto il bambino con i suoi bisogni e le sue necessità, poi la famiglia e l’ambiente di apprendimento.

Ricordiamo che al centro della pedagogia della scuola dell’infanzia si pone il gioco quale attività attraverso cui il bambino sperimenta e consolida nuove competenze cognitive e socio affettive senza alcuna costrizione dal momento che l’attività ludica coinvolge naturalmente il bambino fin dai primi mesi di vita ed è un mezzo attraverso il quale egli si esprime ed entra in contatto con gli altri.

Per questo motivo anche gli insegnanti devono utilizzare, soprattutto nella scuola dell’infanzia, un approccio ludico al fine di interagire positivamente con l’alunno.

La scuola dell’infanzia, inoltre, cerca di offrire all’alunno la sperimentazione di diversi linguaggi, un confronto sereno con i compagni e gli insegnanti, grandi domande esistenziali, l’osservazione della natura, le prime ipotesi sui linguaggi dei media e sui sistemi simbolici. Tali potenzialità possono essere sviluppate o inibite in ragione dell’impegno professionale degli insegnanti, della loro collaborazione con le famiglie e della loro capacità organizzativa delle risorse disponibili.

I genitori sono sempre portatori di risorse per la scuola ragion per cui la scuola dell’infanzia, come tutti gli altri ordini di scuola, invitano loro ad un dialogo e ad una collaborazione per un insegnamento più proficuo ed efficace.

Per quanto concerne l’ambiente di apprendimento, esso è organizzato dagli insegnanti in modo che ogni bambino si senta riconosciuto, sostenuto e valorizzato. Uno spazio accogliente caldo, curato, orientato dal gusto, adatto ai bambini, al gioco, alla loro espressione, intimità e socialità. Un luogo in cui la vita di relazione è caratterizzata dalla ritualità e dalla convivialità serena per incoraggiare il bambino ad essere a proprio agio e ad averne cura e responsabilità. Le relazioni con gli insegnanti e i bambini sono un importante fattore protettivo e di promozione per lo sviluppo. Un ambiente che rispetti i tempi del bambino, che usufruisca di documenti organizzati atti a produrre tracce, memoria e riflessione negli alunni, che si basi su uno stile educativo fondato sull’osservazione, sull’ascolto, sul dialogo e sul rispetto dei bambini.

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