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La battaglia per il gioco online

La battaglia per il gioco online

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da marzo 23, 2015 Computer

Ci sono tre modi di fare le cose qui: il modo giusto, il modo sbagliato e il modo in cui le faccio io”. Così spiegava Sam “Asso” Rothstein – interpretato da un Robert De Niro in stato di grazia – come funzionavano le cose a Las Vegas, nel film Casinò. E le cose – che poi voleva dire il controllo degli affari legati al gioco d’azzardo – giravano grazie ai pugni, alle pistole o ad entrambi. Ma vent’anni dopo l’uscita del capolavoro Martin Scorsese, quelle stesse “cose” sono cambiate parecchio nella capitale del gioco d’azzardo. Ora sono le lobbies, i prestigiosi studi di avvocati e i legami politici a fare il bello e il cattivo tempo. E l’ultima battaglia che si è scatenata sotto il cielo terso del Nevada ha un solo nome: il gioco online.

Perché, se è vero che i metodi sono più ortodossi di quelli auspicati da “Asso” Rothstein, gli elementi per un duello all’ultimo sangue – o all’ultima fiche – ci sono tutti. Da un lato, Sheldon Adelson e la sua corporation Las Vegas Sands (propietaria dei casinò Venetian e Palazzo e promotrice del progetto fallito di Eurovegas a Madrid), che ha promesso di mettere fine al gioco online “costi quel che costi”. Per raggiungere lo scopo, Adelson ha creato una lobby chiamata Coalition to Stop Internet Gambling, che, ha l’obiettivo di “proteggere le famiglie” e che considera il gioco online “una fonte potenziale di riciclaggio, di finanziamento del terrorismo” e chi più ne ha più ne metta. La lobby ha messo in piedi anche una strategia di marketing particolarmente potente, con il lemma “Click your mouse and lose your house” a far da insegna. L’obiettivo è chiaro: la proibizione del gioco online in tutti gli stati che compongono gli USA.
La causa principale di questa battaglia va ricercata nella decisione da parte dell’amministrazione Obama di abolire, nel 2011, l’America’s Wire Act, la normativa che restringeva le scommesse online in tutto il territorio americano. Ora ognuno dei 50 stati ha la competenza di legiferare in materia, aprendo di fatto la possibilità per le case da gioco online di entrare nel mercato. È indudabile che le scommesse online abbiano riscosso negli ultimi tempi un grande successo, sia negli USA come in Europa. Basti pensare che solo in Italia, nel mese di febbraio, si è registrata una raccolta di 484 milioni di euro, con un aumento del 40% rispetto allo stesso mese del 2014 e con il consolidamento di siti di scommesse come bet365 o SportYes.

casino-within-caesarsTornando alla situazione d’oltreoceano, a difendere il gioco online è una coalizione composta dalle più importanti imprese del settore, dai rappresentanti delle riserve indiane (che storicamente si dedicano al gioco d’azzardo) e i famosi casinò di Las Vegas Caesars e MGM (quello in cui, il prossimo 2 maggio, si terrà l’incontro di box del secolo tra Floyd Money Mayweather e Mani Paquicao). La principale argomentazione a favore è di tipo economico: più scommesse uguale più tasse uguale migliori servizi pubblici.

Per il momento Adelson sembra stia perdendo la battaglia, come dimostra il fatto che la sua proposta di legge sia stata cassata a febbraio per la seconda volta dal Senato americano, senza neanche essere stata presa in considerazione. Tuttavia la guerra è lunga e il magnate conta su tre fattori chiave: il tempo, il denaro e soprattutto sugli importanti contatti nelle alte sfere. Non è un mistero che Adelson sia uno dei principali finanziatori del partito repubblicano, che attualmente ha la maggioranza in entrambi i rami del parlamento statunitense. E l’anno prossimo ci saranno anche le elezioni presidenziali. Forse Sam “Asso” Rothstein non aveva tutti i torti.

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