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SCUOLA DELL’INFANZIA: COME SI E’ EVOLUTA NELLE ULTIME RIFORME

SCUOLA DELL’INFANZIA: COME SI E’ EVOLUTA NELLE ULTIME RIFORME

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by marzo 4, 2011 Lavoro, Società e Cultura

Affrontiamo i recenti cambiamenti della scuola dell’infanzia avuti con la Riforma Moratti (Legge n. 53/03 e relative Indicazioni Nazionali 2004), con le Indicazioni per il Curricolo 2007 del Ministro Fioroni fino ad arrivare al Piano Programmatico di razionalizzazione della Gelmini del 2008.

La Moratti così esordiva:
“La scuola dell’infanzia, non obbligatoria e di durata triennale, concorre all’educazione e allo sviluppo affettivo, psicomotorio, cognitivo, morale, religioso e sociale delle bambine e dei bambini promuovendone le potenzialità di relazione, autonomia, creatività, apprendimento, e ad assicurare un’effettiva eguaglianza delle opportunità educative; nel rispetto della primaria responsabilità educativa dei genitori, contribuisce alla formazione integrale delle bambine e dei bambini e, nella sua autonomia e unitarietà didattica e pedagogica, realizza il profilo educativo e la continuità educativa con il complesso dei servizi della scuola primaria”.

Quali le principali novità della Riforma Moratti?

Viene stabilito che alla scuola dell’infanzia possono essere iscritti le bambine e i bambini che compiono i 3 anni di età entro il 30 Aprile dell’anno scolastico di riferimento, quindi anche bambini che al momento dell’iscrizione (a Settembre) possono avere 2 anni e mezzo.

A chi spetta la decisione di anticipare o meno l’iscrizione ai 2 anni e mezzo e il passaggio alle elementari ai 5 e mezzo?

La scelta spetta ai genitori di comune accordo con le educatrici che hanno seguito il bambino al nido oppure al “tutor” (così chiamato l’insegnante di sezione) che ha seguito l’evoluzione del bambino nel contesto classe.

Ovviamente tali bambini possono essere accolti solo nel caso in cui nella scuola di riferimento non vi siano liste di attesa inevase dai bambini che compiono tali anni entro l’anno.

La novità della riforma si incentra sulla personalizzazione dei percorsi educativi nel rispetto dei ritmi individuali evolutivi, delle differenze e delle scelte poste dalla famiglia. La Moratti parla, infatti, di “Piani Personalizzati delle Attività educative” ovvero insieme di Unità di Apprendimento che il collegio docente deve progettare su misura del bambino dopo un periodo di osservazione.

Così, i bambini devono lavorare in piccoli gruppi all’interno di spazi/laboratorio strutturati dalle insegnanti. Tali piani sono flessibili e possono variare in base all’andamento scolastico del bambino con il contributo dei genitori che possono collaborare per il miglioramento dell’efficacia.

Sorge, però, il dubbio di come possano permanere le sezioni se ogni bambino segue un Piano diverso: la Moratti propone che durante il giorno ad attività individuali si alternino attività di gruppo in sezione per mantenere la relazione tra i compagni. In tal modo si eviterebbe anche il rischio della “sezione chiusa”.

La personalizzazione riguarda anche i tempi dal momento che ogni bambino necessita di tempi diversi per portare a termine un esercizio o un evento.

Allo stesso modo lo spazio deve essere adeguato al bambino e ai suoi bisogni, è fondamentale che venga attrezzato nei minimi dettagli. Nella scuola dell’infanzia i bambini prendono coscienza del fatto che esiste anche lo spazio altrui e che va rispettato.

Inoltre, viene data notevole importanza all’accoglienza vista come momento privilegiato di incontro tra scuola e famiglia, di reciproca presentazione, di conoscenza con il bambino e soprattutto primo momento in cui egli costruisce un “io scolastico”. Perciò anche l’accoglienza deve essere personalizzata.

Le attività di routine (preparare l’arredo, vestirsi e svestirsi, le pratiche igieniche, la mensa…) sono basilari per creare uno schema mentale nel bambino che gli dia sicurezza, sviluppando di conseguenza autonomia e responsabilità.

Altra novità è il “portfolio” delle competenze: collezione strutturata dal tutor relativa al materiale riguardante il bambino (il Piano Personalizzato, il Profilo Educativo stilato in ingresso, in itinere e in uscita, gli elaborati più significativi prodotti dai bambini, le indicazioni emergenti dall’osservazione del docente…), insomma, una sorta di carta d’identità del bambino. Tale materiale accompagna il bambino dal suo ingresso all’uscita della scuola dell’infanzia per condividerlo poi con le insegnanti della primaria al fine di una continuità didattica più efficace.

Con la Moratti, l’orario annuale delle attività educative per la scuola dell’infanzia si diversifica da un minimo di 875 ad un massimo di 1700 ore, a seconda dei progetti educativi delle singole scuole dell’infanzia, tenuto conto delle richieste delle famiglie.
Viene specificato che al fine del conseguimento degli obiettivi formativi, i docenti devono curare la relazione con la famiglia in continuità con il primario contesto affettivo e di vita delle bambine e dei bambini e assicurare la continuità con la scuola primaria.

Nel Settembre del 2007 Fioroni pubblica le “Indicazioni per il curricolo per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo di istruzione”.

Il nuovo ministro emana ulteriori modifiche rispetto alla riforma precedente.

Primo fra tutti l’abolizione del tutor, così la valutazione torna nelle mani dell’equipe dei docenti e questi ultimi non sono più tenuti ed eleggere un “super docente”.

Viene abolito il Portfolio così che l’operato dello studente verrà espresso da schede di valutazione compilate dal corpo docente.

Viene abolito l’ingresso anticipato alla scuola dell’infanzia dal momento che i Comuni non sono in grado di assicurare i servizi necessari per affrontare idoneamente la situazione:

“ Il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni, ha confermato che lo sviluppo, quantitativo e di qualità, della scuola d’infanzia fa parte a pieno titolo delle politiche per le pari opportunità di uomini e donne rispetto al lavoro. L’anticipazione dell’età di iscrizione va in questa direzione ma per attuarla occorre l’attivazione da parte dei Comuni di condizioni logistiche, di servizi, di figure professionali aggiuntive non facilmente realizzabile ovunque e in tempi brevi”

In pratica, la C.M. 74 del 21 Dicembre 2006 afferma che potranno essere iscritti alla scuola d’infanzia i bambini che compiono entro il 31 dicembre 2007 il terzo anno di età. Possono altresì essere iscritti in subordinazione al predetto i bambini e le bambine che compiono i tre anni di età entro il 31 gennaio 2008 solo in presenza di disponibilità di posti.

I fattori, invece, di continuità nelle due indicazioni sono i seguenti:

  • il mantenimento del termine Indicazioni ed evidentemente della concettualità ad esso sottesa;
  • la centralità della persona e la conseguente sollecitazione a porre in campo una didattica attenta alle peculiarità di tutti e di ciascuno;
  • l’accentuazione conferita all’apprendere ad apprendere (ma trattasi in realtà di riaffermazione d’una consapevolezza d’antica data, considerato che la si ritrova già nei programmi didattici della scuola primaria varati nel 1955), più che ai singoli specifici apprendimenti disciplinari;
  • l’enfasi posta su obiettivi e competenza (traguardi per lo sviluppo della competenza), a conferma del resto d’un orientamento progettuale ormai consolidato da decenni nella consuetudine didattica della scuola italiana.

Non importa, entro certi limiti, cosa studieranno gli alunni, ma cosa sapranno fare al termine di ogni segmento scolastico.

Emerge la fiducia riposta nella capacità progettuale dei docenti che, nella loro ribadita autonomia organizzativa, didattica, di ricerca e sviluppo, sono così legittimati ad una assunzione critica e personalizzata delle tesi e degli orientamenti operativi di cui le Indicazioni si sostanziano.

Giungiamo, infine, alle ultime novità introdotte dal ministro Gelmini.

Il Piano Programmatico ha visto un notevole ridimensionamento economico di investimento nella scuola: notevoli tagli sono stati apportati agli “sprechi”, considerando sprechi anche i docenti…

Per quanto concerne la scuola dell’infanzia, aumentano le Sezioni primavera per i piccoli di età compresa tra i due e i tre anni, attualmente a gestione regionale, prevedendo che nelle aree montane possano essere accolti piccoli gruppi di bambini di due -tre anni anche nelle scuole dell’infanzia. Il piano sarà di concerto con regioni e comuni.

Ripristinati gli anticipi nella scuola dell’infanzia introdotti dalla Moratti ed abrogati poi da Fioroni: il bambino potrà essere iscritto a 2 anni e mezzo.

Viene dichiarato che ogni sezione statale di scuola dell’infanzia può accogliere un minimo di 15 ed un massimo di 25 bambini e solo in casi eccezionali, di domande non accolte da scuole viciniore, fino ai 28. Inoltre, in caso di presenza di bambini diversamente abili il limite massimo è limitato a 20 bambini per sezione.

Rimane invariato l’orario di 40 ore a settimana e la possibilità per i genitori di scegliere l’orario ridotto con la sola frequenza delle attività mattutine.

Viene, infine, introdotta sempre nell’infanzia la disciplina “cittadinanza e costituzione” per insegnare ai ragazzi i valori e i principi contenuti nella nostra Costituzione.

 

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